
Scuola per attore
Il percorso della Scuola va dall'analisi del testo scritto alla sua rappresentazione scenica passando attraverso tutte quelle tappe indispensabili per un approccio creativo al "personaggio" e alle "situazioni" che il dramma via via propone.
PRESENTAZIONE
Cuore e mente - sentimento e ragione: due poli opposti con i
quali ciascuno di noi - e a maggior ragione un attore - deve fare i conti
giorno dopo giorno.
Annotava il grande regista russo V. Mejerchol’d:
“Si può studiare il corpo da un punto di vista anatomico,
ma tale studio non basta all’attore che deve prendere parte a una rappresentazione
teatrale: questi deve studiare a fondo il proprio corpo per sapere in ogni
momento che aspetto ha. L’attore deve sapersi rapportare allo spazio,
ogni suo piccolo gesto dev’essere accuratamente calcolato. Se cade,
deve sapere perché cade, deve saper risalire al movimento imprevisto
che gli ha fatto perdere l’equilibrio”.
Mente dunque, intelletto, ragione, controllo, padronanza di sé e dei
propri mezzi tecnici ed espressivi, consapevolezza della propria realtà
psico-corporea.
Ma non basta.
Ecco come Lee Strasberg - fondatore dell’Actor’s Studio di New
York - apriva la autobiografia intitolata “Il sogno di una passione”
citando i versi dell’Amleto di W. Shakespeare:
“Non è mostruoso, che un attore solo per una passione finta,
per un sogno di passione, possa soggiogare la sua anima alla sua immaginazione
al punto che si fece pallido in volto, lacrime agli occhi, l’aspetto
stravolto, la voce rotta, e tutte le sue facoltà al servizio della
fantasia, e tutto questo per chi? Per Ecuba!”.
Senz’altro cuore! Anima, sentimento, passione, emozione, a tratti addirittura
invasamento. Non se ne esce. La bilancia ora pende da una parte: Brecht, Mejerchol’d...
ora dall’ altra: Stanislavskij, Strasberg, etc. In ogni caso dei “grandi”.
Il pendere della bilancia rappresenta la poetica dell’attore, dell’autore
o del regista ed è la poetica che fa l’artista. Talvolta invece
la bilancia non pende, resta lì, in equilibrio, perfettamente al centro…
e non succede niente! Niente perlomeno che valga la pena di ricordare.
Scriveva J. P. Sartre:
“Niente più caratteri: gli eroi sono altrettante libertà
prese in trappola, come tutti noi. Quali sono le vie d’uscita? Ogni
personaggio non sarà che la scelta di una via d’uscita e varrà
la via d’uscita scelta. Ma mi sono espresso male, non ci sono vie d’uscita
da scegliere. La via d’uscita s’inventa. E ciascuno, inventando
la propria, inventa se stesso. L’uomo è da inventare giorno per
giorno”.
Lo scegliere, dunque, come momento fondamentale nella rilettura del testo
e nell’interpretazione del personaggio. Tutto il grande teatro è
fatto di scelte e di situazioni che richiedono delle scelte: Otello potrebbe
anche decidere di risparmiare Desdemona (sappiamo bene che non lo farà
ma dobbiamo credere, convincerci, sentire con cuore e ragione insieme che
potrebbe anche farlo), Machbeth rifiutarsi di prestar fede alle streghe e
sfuggire così al suo destino, per non parlare poi di Amleto. Un attore
in grado di scegliere è un attore che non dà niente per scontato,
capace di tenere col fiato sospeso gli spettatori fino alla fine e al tempo
stesso di farli pensare. Un attore in grado di scegliere è un attore
che conosce innumerevoli modi per esprimere i propri sentimenti sulla scena:
un attore creativo, libero dagli stereotipi, capace di pensare e di decidere.
Un attore in grado di scegliere è un attore che ha rispetto per la
libertà del personaggio che interpreta e per l’intelligenza del
pubblico: un attore che non crede all’ineluttabilità del destino,
che prende parte, che sa “inventarsi” scena dopo scena. Ma un
attore in grado di scegliere è anche un attore senz’ansia, perché,
come scriveva M. Feldenkrais: “L’ansia nasce quando dentro
di noi sappiamo di non avere scelta, nessun modo di agire alternativo. La
mancanza di alternative impedisce di usare l’immaginazione creativa,
dato che l’ansia ci blocca”.
Puntare sulla libertà e quindi sullo scegliere non significa, è
chiaro, prendere le distanze da tutte le più recenti acquisizioni sull’unità
psico-fisica della persona ma appunto far nostra la poetica dello scegliere,
dell’inventarsi
giorno dopo giorno, scena dopo scena. Questo approccio al testo
e al personaggio richiede naturalmente l’acquisizione
di conoscenze teoriche e pratiche, esercizio, disciplina ma anche spirito
ludico, ironia ed autoironia.
Ribadiamo infine che quello proposto non è un METODO, una RICETTA -
semplicemente perché non crediamo possa o debba esistere alcun Artusi
dell’attore - quanto piuttosto un collage di esperienze pensate per
la formazione di un attore teatrale, uno tra gli innumerevoli itinerari di
ricerca possibili intorno a noi e alle nostre possibilità interpretative
e creative.
IL RESPONSABILE DEI CORSI
Leonardo Rodolico
DAL TESTO ALLA SCENA
Itinerario teorico-pratico per un approccio creativo al
testo ed alla sua rappresentazione scenica.
Indico di seguito, in maniera estremamente schematica, alcuni degli argomenti
che fanno parte in maniera specifica del programma del modulo “Il cuore
e la mente”:
Importanza del rapporto attore-pubblico: Bateson e il concetto di visione
binoculare. Varietà dei tipi di pubblico: A. Fersen. Abbasso la quarta
parete! Impariamo a sfruttare gli incidenti. Importanza e funzione del prologo.
Come tenere lo spettatore inchiodato alla poltrona: la situazione. La chiave
e i “se”. Montaggio e inquadrature. Attenzione e concentrazione.
Immaginazione, fantasia e creatività. Pausa. Atmosfera. Ritmo. Il silenzio
prima della parola. Il rejeu psicologico silenzioso. Rapporto emotivo con
l’oggetto scenico. L’attesa: importanza e valore del silenzio.
La suspense. Lo sguardo: guardare ed essere guardati. Significato e motivazione.
Meccanicità e ripetizione. Posizione e rapporti tra i personaggi. Tempi
e ritmi. Teatro di situazione e teatro di carattere. L’equivoco come
motore dell’azione. Shakespeare: genio e mestiere. Esame dei principali
meccanismi del comico e lettura di brani esemplificativi: derisione, ironia,
paradosso, iperbole e grottesco. L’umorismo. Scopriamo insieme cos’è
un monologo. Lenny Bruce e la libera associazione d’idee. Il monologo
interiore. Il monologo d’evocazione: esercitiamoci sui grandi temi.
Come studiare un copione: un’ipotesi di lavoro. Testo e sottotesto.
L’attore in situazione. Le vie della libertà: esercitazioni pratiche
per un approccio non convenzionale al personaggio.
E’ prevista la visione e l’analisi di video. Il presente programma
potrà subire in qualsiasi momento variazioni.
L'INSEGNANTE
Leonardo Rodolico
LA DIZIONE CONSAPEVOLE
Dizione - igiene ed addestramento vocale - respirazione
Il teatro è specchio della vita ma, così come
qualsiasi attività, sia essa ludica o lavorativa, è caratterizzato
da alcuni elementi costitutivi: l’attore, lo spettatore, la comunicazione.
La comunicazione verbale è solo uno dei modi per comunicare e la “parola”
ne costituisce la parte fondamentale. Se si sceglie di usare questo mezzo
è necessario conoscerlo a fondo per poterne sfruttare tutte le possibilità.
Così come un musicista deve conoscere il suo strumento musicale, imparare
a leggere lo spartito, per poi poterlo eseguire, l’attore deve conoscere
la sua voce, imparare a leggere i testi, per poi poterli interpretare. Il
programma da me proposto non si limita alla semplice elencazione di regole
(che di per sé hanno ben poco senso), ma vuole essere un’educazione
alla parola e ai testi.
Intendo dividere il lavoro in:
Ø Educazione alla corretta respirazione.
Ø Educazione al controllo della parola.
Ø Educazione alla pronuncia secondo le regole formali della dizione
italiana e cenni di fonetica e fonologia, con riferimento in particolare a:
apparato fonatorio, suoni italiani in trascrizione IPA, descrizione articolatoria
dei suoni linguistici con relativa classificazione delle consonanti (modi
e luoghi di articolazione, sonorità) e delle vocali (il trapezio vocalico
per gli italiani).
Ø Esercitazioni sui testi e scoperta delle personali possibilità
espressive sulla base delle conoscenze acquisite.
Intendo svolgere questo programma attraverso esercizi pratici di respirazione,
emissione vocale, allenamento dei muscoli della bocca e della lingua, insegnamento
pratico delle regole di una perfetta pronuncia delle vocali toniche e delle
consonanti, correzione degli eventuali difetti di pronuncia e dell’intercalare
regionale, lettura di testi di stili diversi e libera interpretazione degli
stessi.
LE INSEGNANTI
Chiara Bentivegna - Carmen Panarello- Marzia Longo
CONOSCERSI ATTRAVERSO IL MOVIMENTO
Corso di consapevolezza ed espressione corporea secondo il metodo Feldenkreis
“L’attore,
il violinista, lo scrittore, che non dà importanza all’essere
consapevole di come dirige se stesso nella vita, cesserà di crescere
non appena raggiungerà la prestazione che considera giusta. Le persone
di talento possono migliorare poiché sono consapevoli di se stesse
in azione: il loro talento nasce dalla libertà di scegliere il modo
di agire. Nuovi modi di agire sono sempre disponibili per coloro che hanno
scoperto se stessi, per coloro cioè che hanno “imparato a imparare”
(Citazione di M. Feldenkrais tratta da “Introduzione
al metodo” - ed. Astrolabio).
Il metodo Feldenkrais è un particolare processo di
apprendimento e la sua unicità consiste in un utilizzo del movimento
quale strumento di comprensione del funzionamento del Sistema Nervoso e quale
via di accesso alla globalità della persona. Il movimento organico
rivela chi siamo; esso è il supporto delle nostre azioni, dei nostri
sentimenti, delle nostre sensazioni ed emozioni. I muscoli, comandati dal
sistema nervoso, sono il solo mezzo che ci permette di esprimere l’insieme
dell’attività biodinamica del sistema nervoso stesso. Vi è
una stretta connessione tra emozioni e atteggiamento posturale. In casi sfavorevoli
si può arrivare a bloccare certe parti del corpo in posture inefficienti,
contraendo stabilmente e perlopiù inconsapevolmente taluni distretti
muscolari e costringendo altre parti a compensare con un movimento eccessivo.
Riportare consapevolezza nelle parti del corpo bloccate e “dimenticate”
permette di eliminare le tensioni e ripristina la libertà di movimento
e l’efficienza dell’azione. Le parole dell’insegnante conducono
la persona ad esplorare e a mettere a frutto le proprie capacità di
ascolto, di apprendimento e di movimento, a ritrovare varietà di movimenti
dimenticati e a riscoprirne di nuovi. Gli allievi riprogrammano i percorsi
neuromotori utilizzando semplici ed inusuali movimenti che coinvolgono ogni
parte del corpo e anche l’immaginazione, l’attenzione, la percezione
e la conoscenza di sé. Ciò che si apprende in questo modo non
rimane limitato al momento ma, una volta acquisito, rimane operante senza
bisogno di particolare attenzione: memorizzare le sensazioni del corpo e poi
riprodurle, infatti, migliora stabilmente l’organizzazione mentale rendendo
il movimento possibile, facile e piacevole.
Il corso mira a far ottenere agli allievi:
- Maggiore consapevolezza.
- Flessibilità e coordinazione.
- Migliore postura.
- Diminuzione dei meccanismi distruttivi dello stress.
- Migliore organizzazione motoria.
- Miglioramento dei processi psicomotori.
- Fiducia nelle proprie possibilità.
- Maggiore piacere e libertà di movimento.
- Precisione ed eleganza nel gesto.
- Perfezionamento delle prestazioni artistiche e sportive.
- Benessere psicofisico ed arricchimento dell’immagine di sé.
- Maggiori capacità di apprendimento.
Uno spazio all’interno del corso sarà poi dedicato alla danza spontanea, un metodo di danza terapeutica con cui ci si propone un recupero dell’organicità del corpo in movimento, dell’ascolto e della percezione; per ritrovare la capacità, attraverso il movimento spontaneo, di mettere in atto le proprie immagini e sentimenti. Il pathos diventa Gesto: catartico, illuminante consapevolezza, auto conoscenza, rottura dell’isolamento, realizzazione di sé. Tale particolare forma di “danza” si caratterizza per:
- Non dipendere da un modello estetico fisso di movimento (come
la danza classica, moderna o contemporanea).
- Appoggiarsi sulle leggi del movimento organico psico evolutivo e sulla applicazione
al movimento delle conoscenze attuali del sistema nervoso conscio ed inconscio.
- Ripristinate il rapporto dell’essere con la legge di gravità
in modo tale che il corpo possa esercitare consapevolmente la sua adeguata
funzione di leva psicofisica.
- Ripristinare il contatto con il ritmo come strumento di raccordo con un
ordine basato sulla relazione con il piano istintuale, il rispetto e lo sviluppo
dei propri impulsi e desideri.
- ripristinare la relazione tra musica e movimento.
- Ricercare ininterrottamente movimenti la cui spontaneità è
basata sul fatto che emergono da strati profondi inconsci e subconsci della
personalità psicomotoria.
L'INSEGNANTE
Margherita Badalà
L'INDISCRETO FASCINO DELLA CINEMATOGRAFIA
LABORATORIO DI INTRODUZIONE ALLE PRATICHE CINEMATOGRAFICHE ( scrittura, regia, recitazione, montaggio, analisi filmica…)
DURATA:
40 ore (distribuite nel biennio)
Il corso si svolgerà prevalentemente nei periodi pre- festività
( per esigenze del curatore del laboratorio), orientativamente indicabili
nei mesi di Dicembre ed Aprile.
“ Il cinema è una invenzione senza futuro”
LOUIS LUMIERE, 1896
Il laboratorio consta di due momenti d’analisi delle pratiche cinematografiche,
un primo rivolto verso gli aspetti teorici della messinscena cinematografica
mentre un secondo maggiormente indirizzato verso gli aspetti tecnici; questi
momenti non sono però distinti e separati bensì vivono in un
percorso comune in cui vicendevolmente si intrecciano.
La prima parte del laboratorio è finalizzata alla comprensione della
struttura cinematografica, grazie all’utilizzo di brani di pellicole
che illustrino i concetti alla base dei vari momenti cinematografici ( la
sceneggiatura, il set, il montaggio,la post-produzione).
La seconda parte del laboratorio vuole mettere in pratica quanto appreso precedentemente
attraverso la realizzazione d’un progetto finale ( da girare in mini-DV)
in cui convergano tutti gli elementi tecnici del realizzare un progetto cinematografico.
Alla base di questo ci sarà la differenza naturale tra cinema e teatro
che vedrà giocare un ruolo importante durante le riprese; infatti,
nel momento del set si andrà approfondendo in particolare l’aspetto
recitativo ( di stampo diverso da quello teatrale) ed il rapporto tra attori
e regista.
Questo connubio di teoria e pratica vuole indirizzare verso una maggiore comprensione
della macchina cinematografica e dei suoi sistemi, senza la pretesa d’essere
un laboratorio di regia o tanto meno di recitazione cinematografica; attraverso
la realizzazione d’un cortometraggio finale, vuole solo dare la possibilità
di conoscere “con mano” il piacere di realizzare un’ opera
cinematografica e di capirne fin in fondo il meccanismo creativo.
L'INSEGNANTE
Rosario Sparti
I curricoli di Margherità Badalà e Chiara Bentivegna sono consultabili alla voce STAGE del sito. Quello di Leonardo Rodolico e Rosario Sparti alla voce CHI SIAMO.
N.B. I precedenti programmi e il regolamento sono suscettibili di modifica in qualsiasi momento e senza preavviso alcuno ad eccezione del costo globale della scuola e dei singoli moduli che l’Associazione si impegna a mantenere invariato.